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l'infrarosso (tutorial)

 

COS'E' L'INFRAROSSO, (TUTORIAL).


La RADIAZIONE INFRAROSSA, (dal latino infra, "sotto" e rosso, sotto il rosso, il colore con frequenza più bassa visibile) è una radiazione elettromagnetica (non visibile) compresa nelle lunghezze d'onda da 700nm a 1mm (attenzione a non confondere frequenza con lunghezza d'onda).



I raggi infrarossi furono scoperti dal tedesco F.W. Herschel nel 1800, grazie ad un ingegnoso esperimento: ponendo un termometro al mercurio nello spettro prodotto da un prisma di vetro, atto a misurare il calore delle differenti bande di luce colorata. Scoprì che il termometro continuava a salire anche dopo essersi mosso oltre il bordo rosso dello spettro, dove non vi era più luce visibile. Questo fu il primo esperimento che mostrò come il calore poteva trasmettersi grazie ad una forma di energia invisibile.

Questa forma di energia, la sua riflessione e dove è possibile la sua emissione, tentiamo di catturare e rendere visibile, attraverso i moderni mezzi digitali. Ragione per cui le "simulazioni" fatte con vari programmi di fotoritocco, nulla hanno a che vedere con la vera ripresa infrarossa.
Per una questione di gusto e semplicità di ripresa, ci occuperemo della ripresa infrarosso in bianco e nero, anche perchè la cosidetta ripresa "a falsi colori" ovvero infrarosso a colori, a mio parere, non è molto bella.

Quando la radiazione infrarossa (nell'infrarosso vicino) è più accentuata? Essendo in buona parte legata al calore, il periodo più adatto va da aprile a luglio, al mattino fino alle ore 10 l'incidenza dei raggi del sole è maggiore soprattutto sulla vegetazione, incrementata dall'azione della sintesi clorofilliana che produce calore e radiazione infrarossa, restituendo così un ottimo risultato fotografico. Ovviamente nessuno vi impedisce di provare in altre situazioni.



COME FOTOGRAFARE.


Senza voler essere a tutti i costi nostalgici, giusto un paio di informazioni ...


... sappiate che esiste ancora in circolazione (magari scaduta) qualche pellicola Kodak, Efke, Rollei o altro, per provare a fare qualche scatto a patto che abbiate una camera oscura, o qualche amico vicino che ce l'abbia.
E' necessaria una macchina, possibilmente metallica, magari a mirino galileiano come quella in foto, un filtro infrarosso in gelatina, facilmente tagliabile ed installabile, tra la ghiera del paraluce e l'ottica. Con questa attrezzatura, sarete in grado di scattare a mano libera. Naturalmente dovrete rispettare tutte le precauzioni per il caricamento, in luce attenuata, l'esposizione con un'ampia forcella, la correzione della messa a fuoco visibile, lo sviluppo della pellicola con appropriata chimica e, naturalmente la manipolazione con i guanti.
Sono comunque disponibile a dare agli eventuali interessati a cimentarsi con questa attrezzatura, qualche consiglio in più. Scrivete alla mia mail.

Passando al digitale, se veramente ci interessa questo tipo di ripresa, dobbiamo innanzitutto, visto che l'infrarosso è situato appena dopo il rosso visibile, cercare un sensore che abbia: buona sensibilità al rosso, tutti i pixel magari anche in grado di registrare il rosso, la possibilità di smontare il filtro anti-infrarosso posto sul sensore. Che risponde a tutte queste caratteristiche vi è sul mercato solamente una serie di macchine: le Sigma SD, poco note al grande pubblico di appassionati della fotografia, ma vi assicuro, molto efficaci per la ripresa infrarosso ed anche quella "normale" con la possibilità di passare da una all'altra con il semplice aiuto di un'unghia, negli ultimi modelli.


L'unghia serve a rimuovere il filtro posto appena sotto all'innesto degli obiettivi, vedete inoltre dallo schema, la differenza tra un sensore "tradizionale" a matrice di Bayer che è in grado di registrare solo il 25% di informazioni nel canale del rosso, ed il sensore Foveon X3 che equipaggia le Sigma, in grado di registrare il 100% delle informazioni nel canale del rosso.
Dopo aver rimosso il filtro infrarosso dalla macchina, naturalmente è necessario montare un filtro IR sul nostro obiettivo di ripresa, potrà essere in gelatina o in vetro, di vario tipo a seconda di dove vogliamo "tagliare" la lunghezza d'onda di ripresa, il più usato è quello intermedio N°87 (riferimento Kodak).



Per procedere ora alla ripresa, dovremo montare la nostra macchina su treppiede, comporre l'immagine e solo alla fine, montare il filtro sull'ottica, scattare; come potete vedere il filtro è praticamente nero pertanto l'operazione appena descritta si rende necessaria. Vi è volendo, la possibilità di installare il filtro direttamente sul sensore, ciò ci permette di vedere sempre attraverso la macchina, ma preclude la possibilità di tornare alla ripresa tradizionale rimontando in maniera semplice il filtro.
Ricordate che la messa a fuoco per la ripresa infrarosso, è spostata rispetto a quella visiva, dipende dal taglio della lunghezza d'onda. In linea generale, andrà corretta di circa 1/4 della distanza di messa a fuoco, verso la macchina. Naturalmente con il digitale, risulta semplice fare uno scatto ed ingrandire l'immagine sullo schermo per controllare la corretta messa a fuoco.

A questo punto vi dovreste trovare con un'immagine (registrata in formato raw) bianco-rosso-nero che una volta convertita in BN, possibilmente con il software proprietario della macchina, è pronta ad essere rifinita con un programma tipo photoshop, e successivamente stampata magari con una stampante con più grigi per ottenere il maggior numero di sfumature possibili.
Ricordate: solo una foto stampata vive di vita propria. BUONA FOTOGRAFIA.


PER CONTINUARE: QUALCHE DISTINGUO TRA INFRAROSSO "VERO" E "NON".
Premesso che quello che state vedendo, non vuole essere un "confronto" ma semplicemente una verifica di efficacia dell'accoppiata sensore filtro.
Eccovi le due macchine impiegate per il "test".



Incominciamo dalla Nikon D70s, probabilmente una delle macchine più adattate per la ripresa infrarosso, a cui è stato rimosso il filtro passabasso a contatto con il sensore ed installato in sostituzione, un filtro che elimina la parte visibile della luce (intervento effettuato presso un laboratorio, intervento non reversibile, se non dal laboratorio stesso) con la spesa di circa 120 euro per l'intervento a cui aggiungere altri 130 euro del filtro. Totale 250 euro.
Vantaggi di questa trasformazione: è possibile scattare a mano libera continando ad inquadrare attraverso il mirino. Svantaggi: costo non proprio basso, non è possibile tornare a scattare a colori (a meno di non far fare un nuovo intervento al laboratorio), risoluzione modesta visto che la parte infrarosso viene catturata dai fotositi rossi, che nel sensore a matrice di Bayer sono solo il 25% del totale ; non si ottiene un infrarosso puro.
Alla sigma SD1 invece è stato rimosso il filtro ir cut posto all'interno del bocchettone, è inoltre stato aggiunto sull'ottica un filtro ir pass di buona qualità (costo circa 130 euro).
Vantaggi di questa trasformazione: costo inferiore, possibilità di scattare anche a colori semplicemente rimontando il firltro ir cut con un'unghia, naturalmente senza il ifiltro ir pass; possibilità di cambiare il taglio della frequenza dell'infrarosso, sostituendo il filtro sull'ottica; si ottiene un infrarosso puro; risoluzione decisamente più alta data dal sensore Foveon in cui vi è uno strato interamente coperto di fotositi rossi. Svantaggi: si è costretti a scattare su cavalletto, una volta fatta linquadratura, si monta il filtro ir pass sull'ottica che la oscura completamente; i tempi di scatto si allungano notevolmente.
Vediamo ora di spiegare meglio la differenza tra infrarosso non puro e puro:



Quelli che vedete sono i file raw,  a colori,  catturati dai due apparecchi, modificati come spiegato sopra. E' evidente che il file Nikon contiene oltre all'infrarosso anche dell'ultravioletto (se ricordate vi è stato montato un filtro che elimina solo la parte visibile della luce, taglia banda), cosa di cui non vi è traccia nel file della Sigma, dove il filtro montato è un ir pass (che lascia quindi passare il solo infrarosso). 
Parlando di risoluzione, è ovvio che confrontiamo una 6 mega con una 15 mega ma, la differenza maggiore è data dalla copertura totale del sensore Foveon per il rosso, vediamo ...



... a prima vista la differenza non sembra essere grandissima, quello che si nota è la differente resa delle sterpaglie in basso dell'immagine e dei rami sulla destra ma,  ingrandendo e visualizzando il file al 100%, la storia cambia ...

 

... sia la casa in primo piano che il cipresso retrostante evidenziano la differente nitidezza e la maggiore cattura di infrarosso.
Questo come ripeto, semplicemente per fare un pò di chiarezza e darvi qualche informazione in più.
A voi dare la priorità a ciò che più vi interessa.


LA PROVA DELLA NUOVA SIGMA SD4 NEL CAMPO DELL'INFRAROSSO

Ho avuto modo di provare la nuova digital camera di Sigma (una mirrorless come attualità vuole) per circa un mese, queste le impressioni d'uso ed il confronto con la SD1 Merril.
Naturalmente partiamo dalla possibilità di rimozione del filtro: c'è; con una leggera pressione sul gancio laterale, il filtro si sgancia facilmente. Sulla parte superiore vi è una linguetta adatta alla presa del filtro stesso con una pinzetta e alla sua rimozione attraverso il bocchettone, il tutto si effettua con una certa facilità, altettanto vale per il rimontaggio dello stesso.



Il filtro IR pass usato per le riprese con taglio a 940 nm è stato montato sull'ottica 18/50 e la macchina impiegata su cavalletto. Prima cosa positiva, il live-view della macchina mostra l'immagine sullo schermo con una discreta attendibilità anche per l'esposizione, inoltre permette il controllo visivo della messa a fuoco utilizzando i 10 ingrandimenti offerti dal software. Ciò permette di focheggiare in modo preciso senza il bisogno di correzione "a occhio" della messa a fuoco. Certamente chi è appassionato a queso tipo di ripresa si è accorto che la messa a fuoco visiva, senza filtro, non corrisponde a quella con il filtro IR montato.



Fino a questo punto grande entusiasmo, vediamo ora a livello qualitativo se è cambiato qualcosa. Il filtro che abbiamo smontato, su cui vale la pena di spendere due parole, sembra essere più efficente nelle riprese a colori, e per correttezza bisogna dire che in realtà non si tratta di un passa basso come lo definisce qualcuno ma, è un "passa banda"  ovvero taglia sia le lunghezze d'onda nell'UV che quelle nell'IR con la conseguenza di lasciar passare la gamma visibile dall'occhio umano da 400 a 700 nm, lunghezza d'onda ovviamente con leggera sbavatura sia verso il basso che verso l'alto. Tornando all'infrarosso, la struttura del Foveon quattro purtroppo penalizza la risoluzione reale che nello strato del rosso, l'infrarosso è una estensione di questo colore, si ferma a 2780x1808 pixel (il Merril 4704x3136) inoltre, nel ricampionamento per estrapolazione per arrivare alla risoluzione massima di uscita del primo strato, 5440x3616, non trova alcuna informazione di luminanza che dovrebbe essere prelevata dal primo strato ovvero il blu delegata ad un più fedele ricampionamento, se il filtro IR pass è di buona qualità, nulla passerà del blu, restiuendo così un file alquanto pasticciato. Sarebbe auspicabile che il binning ora confinato da 800 iso in sù, fosse applicabile anche alle sensibilità inferiori. Per venire alla prova pratica, l'impressione reale totale non si differenzia di molto, a sinistra il Merril a destra il Quattro, ottimizzate entrambe.



Se avessimo però la necessità di ingrandire il file di parecchio il risultato del Merril è decisamente migliore, e più pulito.
Merril.


Quattro.


Quindi a voi decidere se sfruttare la visione live, oppure, la qualità maggiore di un'immagine realizzata ancora una volte un poco "ad occhio"; certo la comodità, in questa direzione sembrano aver lavorato i tecnici giapponesi, offerta da questa nuova Sigma non potrà lasciarvi indifferenti.




 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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